Indagini congiunturali

 

L'industria manifatturiera piacentina chiude il secondo semestre 2025 con un risultato aggregato positivo, ma con dinamiche interne al comparto che richiedono una lettura attenta. Accanto a segnali incoraggianti — crescita del fatturato complessivo, espansione dell'occupazione, accelerazione degli investimenti - emergono elementi di preoccupazione, in particolare la flessione del fatturato estero, le difficoltà che permangono in alcuni settori e filiere, un lieve deterioramento delle aspettative, soprattutto verso l’estero.


Il fatturato complessivo per il comparto manifatturiero cresce infatti del +1,62%, in accelerazione rispetto ai due semestri precedenti (+1,27% e +0,48%), ma il dato aggregato è il risultato di dinamiche opposte: il mercato interno segna un +4,01% — un vero cambio di passo dopo il -0,36% del secondo semestre 2024 — mentre il fatturato estero registra una contrazione del -4,40%, invertendo il +4,00% di un anno fa.

 

L’occupazione cresce del +2,02% con segni positivi in tutti i settori, ma il 44% degli imprenditori segnala la carenza di personale qualificato come primo ostacolo alla crescita.

 

Gli investimenti rappresentano un dato particolarmente positivo, con un’accelerazione del +18,6% rispetto al 2024, sostenuta dalla coda del  Piano Transizione 5.0, e da condizioni di contesto favorevoli; le imprese investono massicciamente in impianti e macchinari (98%) e in software e IT (82%), finanziandosi in larga prevalenza con capitale proprio (92%).

 

Le previsioni per il primo semestre 2026 delineano un quadro ancora positivo, ma con segnali di deterioramento rispetto alla rilevazione precedente su tutti i principali indicatori. Il saldo (differenza tra risposte positive e risposte negative) sul fatturato atteso è di +12 punti, in calo rispetto al +22 di sei mesi fa. Per gli ordini esteri in particolare il saldo si riduce a soli +3 punti, confermando la persistente incertezza sui mercati globali. Sull’occupazione il saldo di +13 punti rimane positivo, ma anch’esso in lieve arretramento rispetto al dato precedente (+20%).

 

A pesare sul quadro internazionale hanno contribuito in modo significativo le scelte di politica commerciale degli Stati Uniti, che hanno alimentato un clima di incertezza senza precedenti negli ultimi anni. L’aumento del livello medio dei dazi verso gli USA ha colpito direttamente le filiere esportatrici europee, mentre le tensioni geopolitiche in diverse aree del mondo hanno ulteriormente eroso la fiducia di imprese e consumatori, con ricadute negative sulle attese dei consumi. A ciò si è aggiunto un marcato apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro, accentuato dai tagli dei tassi operati dalla Federal Reserve, che nel corso del 2025 ha portato a una rivalutazione della moneta unica di circa il 13,5%: un fattore che ha reso significativamente meno competitive le produzioni europee sui mercati extra-UE.

 

Sul versante opposto, alcuni fattori di contesto hanno sostenuto la domanda interna e gli investimenti: l’ultima fase di accelerazione del PNRR ha immesso risorse significative nel sistema produttivo, la riduzione dei tassi sovrani ha alleggerito le condizioni di finanziamento per imprese e famiglie e la risalita del credito bancario ha segnalato un miglioramento delle condizioni di accesso al capitale. Questi elementi hanno contribuito a rafforzare la componente domestica della domanda, compensando almeno in parte la debolezza dei mercati esteri.

Questo è quanto emerge dall'ultima Indagine Congiunturale condotta da Confindustria Piacenza presso le imprese manifatturiere associate, che analizza la variazione tendenziale dei principali indicatori nel secondo semestre 2025 rispetto allo stesso semestre dell'anno precedente, e raccoglie le aspettative per il primo semestre 2026. Sono stati altresì rilevati i dati degli investimenti effettati nel 2025 e quelli previsti per il 2026.  I dati sono stati raccolti mediante questionario somministrato a gennaio 2026; le imprese coinvolte rappresentano circa 4 miliardi di euro di fatturato e circa 8.000 addetti.

Il quadro piacentino va letto sullo sfondo di un contesto europeo ancora difficile. Il settore manifatturiero dell'Eurozona è in una fase di debolezza quasi ininterrotta da oltre due anni: a fine 2025 l'indice PMI manifatturiero [1] dell'area era ancora sotto la soglia di espansione, con gennaio 2026 che ha segnato il terzo mese consecutivo di contrazione. Ad ulteriore commento del quadro internazionale ed italiano, riportiamo di seguito il commento rappresentato nella Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria nazionale.

Economia quasi ferma. Il prezzo del petrolio non scende più, il dollaro debole compromette l’export, i casi di Venezuela e Groenlandia alimentano l’incertezza che in Italia spinge le famiglie a risparmiare frenando i consumi. In positivo agisce l’ultima accelerazione sul PNRR, la riduzione dei tassi sovrani, la risalita del credito. L’industria resta volatile, gli investimenti sono l’unica spinta per il PIL.

Risalgono i prezzi di petrolio e gas. Si inverte a inizio 2026 il trend al ribasso del prezzo del petrolio: 65 dollari al barile medi a gennaio (picco a 69), da 63 a dicembre. La ragione è l’attacco USA in Venezuela, un produttore marginale (meno dell’1% del greggio mondiale) ma con le maggiori riserve al mondo. Anche il prezzo del gas non scende più (33 euro/MWh, da 28), su livelli più che doppi rispetto al 2019.

Tassi in calo, spread più stretti. A gennaio il rendimento dei BTP cala di poco e finisce sotto a quello dei titoli francesi: 3,45% in media in Italia (da 3,50%), 3,47% in Francia (da 3,49%); sebbene ancora sopra a quelli spagnoli (3,21%). Continua a salire piano piano il rendimento del Bund in Germania, (2,97%, da 2,95%) e quindi gli spread si restringono: Spagna +24 punti base, Italia +48, Francia +50.

BCE e FED in pausa. L’inflazione è moderata (+1,9% a dicembre nell’Eurozona, +1,2% in Italia) e i tassi BCE sono attesi fermi (2,00%). I mercati, per la seduta di fine gennaio, si aspettano una pausa della FED, dopo tre tagli dei tassi USA (3,75% a dicembre): l’attesa di altri due tagli è slittata tra giugno e dicembre 2026. Il dollaro resta molto svalutato sull’euro: 1,17 a gennaio (+13% in un anno).

Investimenti in espansione. Alcuni indicatori confermano la fase positiva degli investimenti in impianti, macchinari e in costruzioni nel 4° trimestre: il valore dei contratti di leasing (fonte Assilea) è aumentato del 15,2% annuo per l’acquisto di beni strumentali, del 15,7% per le costruzioni. Anche il credito bancario cresce, sebbene il costo per le imprese italiane non scenda più (3,52% a novembre, sui livelli di luglio). A dicembre, però, si è ridotta la fiducia delle imprese di beni strumentali e di costruzioni.

Consumi frenati dal risparmio precauzionale. I dati del 3° trimestre sul reddito totale delle famiglie sono incoraggianti (+1,8%). Tuttavia, la propensione al risparmio, causa incertezza, fa un balzo da record (11,4% da 9,9%), tenendo a freno i consumi, che crescono solo di +0,1%. A novembre le vendite al dettaglio sono aumentate (+0,6% in volume) e a dicembre sono cresciuti anche gli acquisti di auto. Il numero di occupati, nonostante la lieve riduzione nell’ultimo mese, resta su un trend di espansione.

Servizi: crescita frenata. A dicembre l’HCOB-PMI (51,5 da 55,0), pur restando in zona espansiva, indica un affievolimento del ritmo di espansione alla fine del 4° trimestre. Invece, la fiducia delle imprese del settore è aumentata a fine anno e cresce la spesa dei turisti stranieri (+7,3% tendenziale a novembre).

Industria volatile anche a fine 2025. A novembre la produzione industriale recupera, dopo il calo di ottobre (+1,5% da -1,0%), determinando una variazione acquisita nel 4° trimestre di +1,0%. In dicembre, però, il PMI torna in area recessiva, dopo il buon dato del mese precedente (47,9 da 50,6) e anche la fiducia delle imprese industriali nei mesi finali del 2025 ha seguito un profilo simile in sali-scendi.

L’export resta debole. L’export italiano di beni ha registrato una crescita marginale a novembre (+0,2% a prezzi costanti), dopo il crollo in ottobre (-3,1%). Tra le destinazioni: resta debole la Germania, rallenta la Francia, cadono UK e Turchia, virano in negativo anche gli USA; positivi invece alcuni mercati UE (Spagna, Belgio, Austria) e asiatici (India, Giappone). Negative le prospettive a fine anno, secondo gli ordini manifatturieri esteri, a causa di tensioni e incertezza che frenano le filiere internazionali.

Eurozona: crescita debole. A novembre la produzione industriale è risalita in Germania, cresciuta in Spagna (+0,9%), contratta in Francia (-0,2%); a dicembre, però, il PMI è sceso nei tre paesi, restando espansivo solo in Francia (50,7). Nei servizi, il PMI è espansivo per tutti, calando poco in Germania e Francia, salendo in Spagna. Nell’area, a dicembre calano appena la fiducia e le attese sull’occupazione.

USA: PIL meglio del previsto. La FED a dicembre ha rivisto al rialzo le previsioni sulla crescita USA: +2,3% nel 2026 (da +1,8%), +2,0% nel 2027 (da +1,9%). Il PIL nel 3° trimestre 2025 è cresciuto più delle attese (+1,1%), per il contributo dei consumi (+0,6%), dell’export netto (+0,4%) e, in minor misura, della spesa pubblica (+0,1%). Bene la produzione industriale a dicembre (+0,4%), ma i PMI manifatturieri e la fiducia dei consumatori segnalano un possibile rallentamento (temporaneo) nel 4° trimestre.

Cina: centrato l’obiettivo di crescita. Il PIL viaggia al +5,0% nel 2025, seppure restino fattori di rallentamento. La crescita è sostenuta soprattutto dall’export, ancora in accelerazione a dicembre (+6,6% annuo, da +5,9% di novembre). Timidi segnali di ripartenza dall’industria (+5,2% da +4,8%), che trovano conferma nel PMI (50,1 da 49,9). Il freno resta la debolezza della domanda interna (vendite al dettaglio al +0,9%, dato peggiore dal 2022), sfavorita anche dalla popolazione in contrazione da 4 anni.

 

[1] L'indice PMI manifatturiero (Purchasing Managers' Index) misura mensilmente le condizioni del settore industriale sulla base di interviste ai responsabili acquisti delle imprese. Il risultato è un numero tra 0 e 100: sopra la soglia di 50 indica espansione, sotto 50 indica contrazione. È uno degli indicatori congiunturali più seguiti perché viene pubblicato prima dei dati ufficiali di produzione e riflette la percezione diretta di chi gestisce gli acquisti, una funzione particolarmente sensibile alle variazioni della domanda reale.


II semestre 2025
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