Il primo semestre del 2026 si chiude in un contesto internazionale profondamente mutato rispetto a sei mesi fa. Dopo una fase di progressivo rafforzamento dell’economia globale e dell’area euro, con inflazione in calo e mercato del lavoro solido, il conflitto tra USA/Israele e Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz – da cui transita oltre un quinto del traffico marittimo mondiale di petrolio e gas – hanno impresso un’accelerazione ai prezzi energetici, e l’inflazione, sospinta proprio dalla componente energetica, è tornata sopra il 3%.
In questo scenario, le imprese manifatturiere associate a Confindustria Piacenza mostrano una tenuta, pur in un quadro complessivamente più incerto. Il fatturato complessivo del comparto è cresciuto del +2,34% nel primo semestre 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un cambiamento rispetto alle ultime due rilevazioni: la crescita è trainata dal mercato estero (+4,85%), mentre il mercato interno resta sostanzialmente fermo (+0,08%). Il dato va letto anche alla luce di un effetto base: nello stesso periodo del 2025 l’andamento era stato opposto, con il mercato interno più dinamico e l’export sostanzialmente fermo, per cui parte del rimbalzo attuale riflette semplicemente il confronto con una base di partenza più debole. Va inoltre considerato che una parte non trascurabile dell’incremento nominale riflette l’aumento dei prezzi alla produzione, saliti del +2,99% nel semestre: un rincaro che si spiega in parte con l’aumento dei costi energetici e delle materie prime innescato dalla crisi del Golfo. Non solo: a spingere verso l’alto i listini concorre anche il costo del lavoro, cresciuto per effetto dei rinnovi dei CCNL di settore intervenuti nell’ultimo anno. Al netto della componente di prezzo, la crescita reale dei volumi risulta dunque più contenuta di quanto il dato nominale lasci intendere.